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Berners-Lee: Internet è ancora un bambino |
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Roma - Il Web è un bambino in fase di scoperta: lo dice Tim Berners-Lee, considerato il padre della Rete, in occasione della 18esima International World Wide Web Conference attualmente in corso a Madrid.
Molti
scenari sono cambiati dal 1989, anno in cui la Rete fu creata: da un
network per scopi accademici, racconta Berners Lee, si è passati oggi
ad una entità basilare per lo scambio di informazioni e servizi, ma che non è ancora così world wide come ritengono i più.
Nonostante
siano passati più di venti anni lo scienziato britannico crede che vi
siano ancora ampi margini di miglioramento sopratutto sul piano della diffusione globale:
risulta infatti che solo il 23 per cento della popolazione mondiale
utilizzi Internet. La maggior parte degli utenti provengono da nazioni
industrializzate, mentre solo una piccola percentuale dei cittadini
della Rete viene dai paesi in via di sviluppo.Vinton
Cerf, ideatore di ARPANET e attuale chief internet evangelist di
Google, sostiene che tale disparità nel futuro prossimo andrà a sparire
grazie alla diffusione sempre più capillare di dispositivi mobili per accedere al web.
Internet,
tuttavia, ha contribuito a cambiare la società secondo modalità che lo
stesso Berners-Lee ha illustrato riferendosi a questi primi decenni di
vita: molte sono le applicazioni derivate dall'esistenza stessa della
Rete e che senza di essa non avrebbero forse mai visto la luce.
Lo
scienziato ha anche affermato che mai nella storia del genere umano si
è avuta la possibilità di reperire in maniera facile e veloce una tale
quantità di infomazioni. Sulla stessa linea Robert Cailliau, che
contribuì a progettare la Rete, il quale auspica l'aumento degli utenti
al fine di accelerare l'evoluzione tecnologica necessaria per risolvere molte problematiche globali.
Berners-Lee ha invitato a riflettere sul futuro,
dichiarando che solo un grande incremento del numero di utenti
permetterà al web di definirsi maturo. Inoltre l'ex ricercatore del
CERN ha approfittato del palcoscenico offertogli dalla conferenza per
ribadire il suo scetticismo riguardo gli attuali metodi di monitoraggio della rete, come il behavioural advertising,
ritenuti lesivi nei confronti dei netizen. "Vorrei avere la certezza -
ha puntualizzato il docente del MIT - che quando clicco su un link sia
un fatto tra me e la rete, e che il mio ISP non registri la mia
attività online per nessun motivo". Fonte: Punto-Informatico
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