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Roma - Si tratta solo di una proposta, ma dà corpo a molte delle idee
che circolano da tempo nell'ambiente: Deutsche Telekom, France Telecom,
Telefonica e Telecom Italia, vale a dire quattro dei più grandi
operatori telefonici europei, avrebbero chiesto unitamente un cambio netto nelle regole applicate per l'accesso alle proprie future reti di nuova generazione.
Che dovrebbero limitare l'accesso ai concorrenti, a meno di un
sostanzioso innalzamento delle tariffe applicate sul cosiddetto "ultimo
miglio" (tariffe wholesale).
"A questo scopo - spiegherebbe
un documento presentato dai quattro operatori alla Unione Europea -
diversi accordi di cooperazione dovrebbero essere consentiti tra
investitori e parti che necessitano l'accesso per diversificare il
rischio di investimento, continuando comunque a garantire la struttura
competitiva dell'intero mercato e i principi di non-discriminazione".
In
sostanza, la richiesta degli incumbent è di slegare il criterio che
regola l'importo delle tariffe di accesso alla rete, fin qui deciso
basandosi sulla necessità di un effettivo mercato competitivo, per
garantire che il proprio investimento nelle infrastrutture NGN
non venga inficiato dalla imposizione di un regime che non consenta di
ottenere vantaggi sostanziali grazie ad esso. "In questo contesto -
prosegue il documento - viene l'invito alla Commissione per sviluppare
una strategia per la banda larga europea, entro la fine del 2009, in
stretta collaborazione con le parti interessate".
A questo punto, la parola passerà ovviamente alla Commissione Europea ed
in particolare alla responsabile delle Telecomunicazioni, Viviane Reding: quest'ultima da tempo ha chiarito
la sua posizione riguardo i costi fissi delle aziende telefoniche,
quali il roaming, e l'impatto che questi possono avere sui listini
finali applicati al consumatore. Pertanto, l'aumento delle tariffe
wholesale potrebbe non risultare gradito alla UE: si tratterà di vedere
come procederanno i negoziati, anche se è indubbio
che una decisione politica entro la fine del 2009 per accelerare lo
sviluppo delle NGN - anche mediante un finanziamento pubblico o un
prestito garantito dall'Unione - sia auspicato da più parti.
In Italia, il dibattito in materia di fibra e reti a banda larga resta legato al destino del rapporto Caio.
Giunto nelle mani del Governo, alla fine della scorsa settimana si
erano rincorse le voci di un suo prematuro accantonamento: voci
smentite dal ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola,
che ha confermato di avere sul suo tavolo il rapporto e di puntare ad
incontrare il consulente Francesco Caio durante questa settimana allo
scopo di chiarirne i contenuti.
Secondo quanto dichiarato
da Scajola, il Governo avrebbe pronto un "finanziamento significativo
della banda larga: si tratta di 800 milioni di euro da usare come
effetto leva moltiplicatore per poter assicurare una veloce
comunicazione del paese". Proprio partendo da quanto illustrato da Caio
nel suo rapporto, "il Governo valuterà e andrà avanti con gli
investimenti perché nel tempo più celere l'Italia recuperi il tempo
perso". A confermare l'interesse dell'esecutivo poi anche Paolo Romani,
sottosegretario con delega alle Comunicazioni: "Ho fatto una sintesi
del piano (...) e l'ho consegnata al premier, Silvio Berlusconi. Nella
prima settimana di aprile - ha anticipato - presenteremo ufficialmente
il piano e formuleremo le opzioni da presentare al Paese". Fonte: Punto-Informatico
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