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Roma - In questi giorni, è in atto una intensa e diffusa riflessione
collettiva sul futuro dell'informatica. Lo dimostrano, ad esempio,
questi articoli: Cassandra Crossing/ Informatica decadente di Marco Calamari su Punto Informatico, Il futuro e il passato di Apple di Luca Annunziata su Punto Informatico, "2020 FLOSS Roadmap" di Alessandro Frison su http://www.mayking.com, e Lo strano caso di Windows 7 di Luca Annunziata su Punto Informatico. Nel
lavoro quotidiano sono abituato a sentirmi porre domande come "Come
sarà il business I&CT nel 2020? Su cosa dobbiamo investire?". Le
risposte che sono costretto a dare non sono sempre incoraggianti ma
credo che siano sempre sincere ed interessanti. Le trovate qui di
seguito. A differenza del mio ultimo articolo ("Il giornale di domani"), questa volta ho preferito non fare uso della mia piccola "sfera di cristallo" quantistica.
Oltre Unix Il principale limite progettuale di Unix
(e quindi di Linux, di Mac OS X e di BSD) è la sua natura orientata al
testo. Nel mondo Unix, tradizionalmente, ogni programma è concepito
come un elemento di una sequenza ("pipeline", cioè "tubatura") e
comunica con gli elementi precedenti e successivi attraverso il suo
standard input ed il suo standard output. In buona sostanza, ogni
programma si comporta come un piccolo client/server e comunica solo con
altri programmi client o server attraverso una specie di protocollo
molto elementare e condiviso da tutti. Questo approccio funziona molto
bene quando i programmi sono di tipo testuale e devono scambiare tra
loro solo sequenze di caratteri.
Quando si aggiunge una
interfaccia grafica, come KDE, Gnome o Aqua, il sistema non funziona
più. Le informazioni che i vari elementi del sistema devono scambiarsi
non possono più essere ridotte a semplici sequenze di caratteri e la
gestione di tutto il sistema diventa complicatissima ed inaffidabile. La soluzione a questo problema è una architettura a componenti, come
CORBA o, meglio ancora,.NET. All'interno di un sistema a componenti
come.NET (cioè Windows Vista), ogni programma ed ogni elemento interno
di un programma è concepito come un modulo autocontenuto che comunica
con gli altri componenti attraverso un apposito sistema, chiamato
"broker" ("mediatore"). I messaggi che il broker può scambiare sono
immensamente più complessi e più "ricchi" di informazioni rispetto ad
un semplice messaggio di testo. Questo rende possibile scomporre una
architettura molto complessa (come quella rappresentata dalle
interfacce utente grafiche) in una miriade di piccoli moduli autonomi
senza peraltro rischiare di perdere il controllo su tutta la struttura.
Questa
cosa l'ha capita bene, e l'ha spiegata anche meglio, Miguel De Icaza,
il responsabile di Gnome e del progetto Mono, in un famosissimo
articolo del 2003 intitolato "Let's Make Unix Not Suck"
("Facciamo in modo che Unix non faccia schifo"). Mono, infatti, è il
progetto che ha portato su Unix (Linux) l'architettura a componenti di
Microsoft.NET.
Per una volta, noi Linuxari Mannari dobbiamo
pubblicamente riconoscere che Microsoft ha affrontato e risolto
brillantemente uno dei problemi più rognosi che minacciavano la
sopravvivenza stessa di sistemi come Unix e Windows stesso.
Ovviamente,
il mondo Open Source non è stato a guardare. Come ho già detto, Miguel
di Icaza, finanziato da Novell, ha portato con successo Microsoft.NET
su Linux, dando vita a Mono. GNU, a sua volta, ha creato un progetto
parallelo che si chiama GNU.NET (simile ma non identico a Mono). A
partire da.NET, alcuni programmatori hanno già implementato dei veri
sistemi operativi di "seconda generazione", come CosmOS e SharpOS. Per
quello che è possibile vedere da qui, il futuro di Unix sarà in un
primo tempo caratterizzato dall'adozione su larga scala di Mono (2006 -
2020). In seguito (2012 - 2050) è anche probabile che Unix venga
completamente rimpiazzato da qualcosa come SharpOS o CosmOS.
I vantaggi, in termini di gestibilità del sistema, di affidabilità e di sicurezza saranno semplicemente immensi.
Oltre Vista Francamente,
il vero problema di Windows non è il tanto vituperato Vista. Anzi: come
ho appena detto, Vista ha introdotto una novità cruciale per il futuro
dell'informatica (cioè l'architettura a componenti.NET). Vista è
grosso, lento, pesante, goffo, incomprensibile, barocco e antipatico ma
è ugualmente un grande sistema operativo. Si tratta di uno dei più bei
pezzi di ingegneria del software che abbiano visto la luce dopo Unix e
Windows NT.
Il problema è, molto più semplicemente, che Windows
(tutte le versioni) è un usurpatore che viene sempre meno sopportato
dal mercato. La nicchia di mercato occupata da Windows (sistemi
operativi) e quella occupata da MS Office (applicazioni di produttività
personale) sono nicchie cruciali per la libertà dei cittadini e per lo
sviluppo delle società. Chi controlla il sistema operativo e le
applicazioni di base, controlla il mercato, controlla la società e,
indirettamente, controlla la cultura.
Questo può sembrare un
discorso ozioso ma non lo è. Chiunque abbia tentato di convivere con i
formati di documento proprietari di MS Office (.DOC,.XLS,.PPT, etc.) ed
abbia tentato di "comunicare" con altre persone che usano altri
sistemi, sa bene quanto sia soffocante la stretta di MS. Molto
semplicemente, il sistema operativo e le principali applicazioni di
produttività personale devono essere sottratte al controllo di singole
persone e singole aziende. Questa è la vera ragione per cui molti
privati cittadini e molte aziende hanno abbandonato il mondo Microsoft
ed hanno adottato Linux, BSD (ora anche OpenSolaris), OpenOffice,
Firefox e Thunderbird.
Non è Windows ad essere arrivato alla
fine della sua vita operativa e commerciale. Non è nemmeno Microsoft.
Ciò che arrivato alla fine della sua strada è il modello commerciale
del software "pacchettizzato" ("shrink-wrapped"). Aziende come
Microsoft hanno potuto produrre e commercializzare software nello
stesso modo in cui altri hanno prodotto e commercializzato automobili
solo perchè nel particolare periodo storico in cui queste aziende sono
nate non si era ancora sviluppata la necessaria consapevolezza tra gli
utenti e gli sviluppatori e, di conseguenza, non si era ancora creata
una comunità che producesse questi strumenti nel modo "aperto" in cui
devono essere prodotti. Quel momento storico si è concluso da tempo
(circa dal 2005, cioè da quando Linux è diventata un'alternativa
realmente credibile). Ora è tempo che Microsoft vada a cercarsi altri
mercati da sfruttare.
Microsoft può ancora fare qualcosa di
unico e di grande per l'informatica (e può ancora fare un sacco di
soldi) grazie a Midori. Midori è un sistema operativo di seconda
generazione basato su.NET. Deriva da un progetto di ricerca chiamato
Singularity. Singularity, a sua volta, è ciò che ha ispirato gli
sviluppatori di CosmOS e SharpOS. Midori può mettere la parola fine
all'annoso problema della sicurezza e può far fare un passo avanti
epocale alla tecnologia dei sistemi operativi.
Anche questo
filone di sviluppo, tuttavia, è destinato a diventare dominio del
software Open Source. Come ho già detto, i sistemi operativi e le
applicazioni di produttività più diffuse devono essere sviluppate in
modo aperto e collaborativo (cioè "Open Source") per garantire la
libertà dell'utente ed il progresso della società. A questa esigenza
non si può sfuggire a lungo.
Oltre Steve Jobs Coloro che frequentano questo ambiente dagli inizi sanno bene che Steve Jobs di invenzioni vere e proprie non ne ha mai fatte. Il tanto declamato MacIntosh è solo un clone perfezionato (sì, proprio un clone) del sistema "Alto"
di Rank Xerox. La tanto mitizzata interfaccia utente dei MacIntosh è
stata inventata allo Xerox PARC anni prima dell'arrivo dei MacIntosh
sul mercato. Era già in uso sulle workstation "Xerox Star" nel 1981.
Il
tanto amato iPod è una evoluzione ovvia di un mercato della musica che
era già approdato ai file anni prima della sua apparizione. Il tanto
innovativo iPhone è una evoluzione ovvia dei telefoni cellulari. Nel
1995 (dodici anni prima della presentazione dell'iPhone) un
commentatore nippo-americano della rivista Byte scriveva in un suo
articolo: "Quello che voglio è un cellulare che faccia anche da agenda,
da rubrica e che incorpori le principali funzioni di tutti gli altri
dispositivi che ora sono costretto a portarmi appresso, dalla radio
alla macchina fotografica."
In tutte queste occasioni, Steve
Jobs ed Apple si sono fatti apprezzare per la loro capacità di
trasformare in prodotti di largo consumo degli oggetti che, in realtà,
erano già disponibili sul mercato in altra forma da anni. Questa fase
della vita di un prodotto si chiama "ingegnerizzazione, produzione su
larga scala e promozione commerciale" (Engineering, Production and
Marketing") ed è quella che porta il prodotto dallo stadio di
quasi-prototipo (come lo Xerox Star e l'Apple Lisa) allo stadio di vero
prodotto commerciale disponibile nei negozi.
Al giorno d'oggi,
di prodotti che "sono nell'aria" come lo sono stati a loro tempo il
MacIntosh, l'iPod e l'iPhone, non se ne vedono. L'elettronica digitale,
in grandissima misura, ha già dato quello che poteva dare. In futuro
non sarà più così facile creare prodotti innovativi. Questa
"stagnazione" concettual/tecnologica è la vera spada di Damocle che
incombe sulla testa di Apple, non la salute precaria di Steve Jobs.
Oltre GNU Secondo
i principali osservatori del mondo "Open Source", i settori che
porteranno le maggiori novità tra oggi ed il 2020 saranno i seguenti. - Cloud Computing (fornire potenza di calcolo, storage dei dati e applicazioni tramite Interent "SaaS") - Green IT (utilizzo sostenibile delle risorse IT per Hardware e energia) - Internet of Things (la capacità di semplici oggetti di comunicare tra di loro e con altri sistemi) - Virtual Organizations (dal telelavoro, agli avatar, al social networking per il business e l'istruzione) - Hightened reality (interpretare i migliorare con informazioni aggiuntive i sensi umani) - Mobile Robots (da oggetti funzionali a profili con comportamenti autonomi) (Vedi openworldobservatory.org/download)
Francamente, non sono del tutto d'accordo con questa analisi. - Il Cloud Computing (attraverso il modello "SaaS")
consegna i dati dell'utente e la sua infrastruttura tecnica ad una
azienda esterna sulla quale non ha controllo e dalla quale deve
dipendere. Francamente, non credo che esistano i presupposti per un
simile "atto di fede", neanche usando software Open Source (perchè
l'infrastruttura hardware e l'organizzazione aziendale non potrebbero
comunque diventare "open").
- Il Green IT già esiste e fornisce
risultati già da tempo. Guardate la schermata "Green Star" del vostro
display, ad esempio. Non c'è molto che possa portare innovazioni
eclatanti in questo settore, tranne per quello che riguarda la durata
delle batterie dei portatili e degli smart phone. Questa roba interessa
semmai i politici e gli ingegneri elettronici (hardware, non software).
-
La Internet of Things (nota anche come "ubiquitous computing" o
"pervasive computing") è una evoluzione ovvia ed inevitabile della
diffusione di oggetti come gli smart phone e le interfacce Bluetooth ma
si scontra anche con la capacità del pubblico di comprendere,
apprezzare ed usare questi oggetti. Inoltre, c'è un serio problema di
fiducia e di sicurezza dietro queste applicazioni. Si tratta di un
settore "condannato" a crescere ma che porterà con sé una lunga serie
di problemi.
- Le Virtual Organizations sono possibili almeno da
diversi anni e nessuno le ha ancora realmente adottate su larga scala,
a parte noi professionisti del settore. Anche in questo caso c'è un
serio problema di comprensione e apprezzamento dei prodotti, oltre che
di capacità tecnica degli utenti, da superare prima che si possa
assistere ad una diffusione su larga scala.
- Le Hightened
reality sono interessanti più che altro in settori come la guida
dell'auto e degli aerei. Nel settore "ufficio" c'è ben poca realtà che
possa essere resa più accessibile in questo modo. Praticamente nessun
contabile vuole un software che metta in risalto i "manini" che usa per
far sparire soldi dai bilanci.
- I Mobile Robots sono allo
studio da circa cinquant'anni e non sono ancora andati oltre qualche
modello di rudimentale aspirapolvere automatico. Francamente, non credo
che ci troviamo sulla soglia di una rivoluzione robotica.
Personalmente,
credo che da qui al 2020 gli sviluppi più interessanti del mondo Open
Source verranno invece da sistemi operativi di seconda generazione come
Singularity, SharpOS e CosmOS. Su cosa puntare? Di
sicuro, sempre meno sul software pacchettizzato. Si tratta già adesso
di un mercato in declino e lo sarà sempre di più in futuro. Nei
prossimi anni il mercato sarà ancora più orientato allo sviluppo di
software su commissione di quanto già non lo sia adesso. Gli unici
settori che resisteranno all'onda d'urto del software Open Source
saranno quelli veramente di nicchia, come i prodotti per la statistica
multivariata di CAMO, per esempio.
Tecnologicamente
parlando, il futuro è di C#,.NET e Mono. In realtà, almeno su Windows,
è così già da tempo. Il peso, la lentezza e le altre limitazioni di
queste architetture a componenti sono destinate a venire "assorbite"
dall'evoluzione dell'hardware.
Le soddisfazioni economiche più
interessanti verranno, come sempre, dalla gestione (più che dallo
sviluppo) delle complesse infrastrutture hardware/software delle grandi
aziende (grande distribuzione, commercio, finanza, etc.). Il modello di
business IBM degli anni '50 - '70, fatto di software di base, sviluppo
custom, amministrazione di sistemi, formazione e consulenza al
management si rivelerà vincente. Questo approccio olistico al business
è sempre stato molto più adatto al mercato di quello "shrink-wrapped" a
cui ci siamo abituati con i personal computer.
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www.alessandrobottoni.it Fonte: Punto-Informatico
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